Tra Veneto e Friuli

ITINERARIO: PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI, LAGO DELLA STUA, LONGARONE, DIGA DEL VAJONT, LAGO DI BARCIS

Il ministero dell’Ambiente ha inserito nell’ EUAP (Elenco ufficiale delle aree naturali protette) ben venticinque riserve dislocate in tutta la penisola e in particolar modo oggi vorrei parlarvi del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Situato nella parte meridionale della provincia di Belluno è divenuto area protetta nel 1990, si estende per una superficie di 31.512 ettari e comprende i gruppi montuosi delle Alpi Feltrine, i Monti del Sole, Schiara, Talvéna , Prampèr, e Spiz di Mezzodì. I maggiori ingressi al Parco sono situati nelle città di Belluno e Feltre, l’area protetta comprende ben quindici comuni in ognuno dei quali potrete trovare informazioni utili per escursioni e visite guidate.

Per la prossima stagione primaverile vorrei segnalarvi il sentiero naturalistico di Val Canzoi: questo itinerario ad anello, situato a quote modeste, è l’ideale anche per escursionisti non esperti (come la sottoscritta). Per raggiungerlo dovrete percorrere la Strada Provinciale pedemontana tra Feltre e Belluno fino a Soranzén. Da lì seguite le indicazioni per la Val Canzoi e posteggiate l’auto in località Preton punto d’inizio dell’escursione. Il percorso si snoda per 8,4 chilometri costeggiando il torrente Caorame dalla località di Preton fino a Pian del Goso, a Nord del Lago della Stua.

Il tempo di percorrenza stimato è di quattro ore; lungo il percorso potrete incontrare cartelli informativi che illustrano le peculiarità botanico- faunistiche della zona. Vi ritroverete immersi nella natura: l’itinerario si snoda in parte con un sentiero ben tracciato nel bosco, in parte lungo la strada che costeggia il torrente. Dopo aver oltrepassato la vecchia Fornas (fornace) proseguite lungo la strada asfaltata che conduce in quota, arriverete ad un bivio in cui troverete una trattoria, davanti ad essa inizierà una ripida strada bianca: percorretela e arriverete al Lago della Stua.

Il bacino d’acqua è d’origine artificiale, su di esso si specchia il gruppo dolomitico del Cimonega appartenente alle Vette Feltrine. La diga della Stua venne costruita nel 1953, ma entrò in funzione l’anno successivo; oggi è proprietà dell’Enel.

La zona è interamente recintata, ma lasciandola alla vostra destra potrete iniziare la passeggiata panoramica lungo le rive del lago. Il sentiero inizia piacevolmente e senza grandi difficoltà. Mano a mano che si prosegue verso il bosco seguendo le indicazioni color viola il percorso si farà leggermente più impegnativo e per questo è consigliabile un abbigliamento idoneo e scarponcini resistenti. Il sentiero nel bosco è fatto di continui sali scendi e in alcuni punti è bene prestare molta attenzione a non scivolare, la parte più impegnativa è la discesa che costeggia la sponda del lago occupata dalla diga, la zona non è ben segnalata da cartelli e bisogna fare affidamento soprattutto sui sentieri battuti.

Il percorso da qui si conclude ritornando sulla strada asfaltata  che conduce al parcheggio in località Preton. Per maggiori informazioni: www.dolomitipark.it

Dove mangiare: Val Canzoi, in località Preton, nelle prossimità del parcheggio sono presenti ben organizzate aree barbecue.

Dopo l’escursione in Val Canzoi ho deciso di esplorare Longarone: questo Comune in Provincia di Belluno è tristemente noto alla storia per essere stato completamente distrutto dal disastro del Vajont il 9 ottobre del 1963. Ovunque in città sono vivi i ricordi della tragedia, il Museo del Vajont aperto tutti i giorni è una tappa consigliata a tutti coloro che volessero approfondire la storia del luogo. Il biglietto d’ingresso costa 4 euro. Emozionante anche la visita al Cimitero delle Vittime a Fortogna, dopo la ristrutturazione del giugno 2004 l’area si presenta come un immenso giardino sul quale poggiano 1910 cippi marmorei bianchi in ricordo di ciascuna vittima della tragedia. Per maggiori informazioni: www.infolongarone.altervista.org ; www.prolocolongarone.it

Longarone oltre ad essere legata alle tristi vicende storiche che l’hanno vista protagonista della battaglia del 1917 e successivamente del disastro legato alla diga, è anche sede della MIG- Mostra Internazionale del Gelato Artigianale. La manifestazione prese vita nel 1959 e continua tutt’oggi. Per maggiori informazioni: www.mostradelgelato.com. Procedendo con l’itinerario la visita alla Diga del Vajont è una tappa obbligatoria per tutti coloro che, avendo visitato il museo di Longarone, desiderano vedere di persona il luogo della memoria. La strada che conduce dalla città alla diga è fatta di silenzi e attese: sette interminabili minuti sono il tempo in cui il visitatore attende davanti al semaforo della galleria che lo condurrà direttamente alla chiusa artificiale. Sette minuti per rendersi conto che si sta abbandonando il Comune di Belluno per entrare nel parco Nazionale delle Dolomiti Friulane. Sette minuti e poi eccola lì la Diga: imponente, temuta, odiata, si erge nel silenzio di una vallata lacerata dal dolore. I resti del disastro sono ancora ben visibili e dopo aver parcheggiato l’auto la mia attenzione viene rapita da una fila di bandierine che sventola al sole: Chicco Marina 3 anni, Celso Roberto 1 anno, sono i nomi dei bambini portati via dall’impeto dell’acqua in quella notte d’ottobre.

La visita al coronamento della diga si effettua ogni domenica dalle ore 10 alle ore 17 a pagamento, il biglietto costa 5 euro. Per maggiori informazioni: www.parcodolomitifriulane.it. La tragedia del Vajont colpì in particolar modo anche i Paesi di Erto e Casso. Proprio ad Erto, nell’edificio delle ex scuole elementari, è stato aperto un Centro di Documentazione. La mostra si compone di due sezioni: la prima dedicata alla vita che si conduceva precedentemente alla tragedia; la seconda dedicata alla dinamica dell’avvenimento e alla ricostruzione. L’ingresso al centro costa 3 euro. Per maggiori informazioni:

http://www.parks.it/parco.dolomiti.friulane/cen_dettaglio.php?id=196

Lasciati Erto e Casso proseguite lungo la strada statale 251 per venti minuti fino ad arrivare in Valcellina al Lago di Barcis. Questo specchio d’acqua venne creato nel 1954 per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica; oggi è una rinomata località turistica nella quale è possibile praticare diversi sport lacustri: windsurf, vela, motonautica, pesca sportiva. Non manca inoltre l’offerta dedicata a free- climbing, speleologia, parapendio. Le rive del lago sono ben organizzate con sentieri naturalistici, aree pic-nic, e spiaggette attrezzate per la balneazione. Per tutti gli amanti delle escursioni nei boschi, poco distante da Barcis è possibile passeggiare nella Foresta Regionale del Prescundin.

Un’offerta turistica a 360° perché ogni stagione è scandita da manifestazioni sportive e culturali. Non mancano le rassegne enogastronomiche alla scoperta di sapori come quello della “petuccia” tradizionale insaccato di pecora o della “ brusaula” cioè la carne secca di camoscio; immancabili poi sulle tavole il “Frico” piatto tipico della tradizione friulana accompagnato da una fetta di polenta bianca. Barcis e le sue verdi acque sono la meta ideale per trascorrere un fine settimana all’insegna della natura, dello sport e della buona cucina. Per maggiori informazioni: www.barcis.fvg.it

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One thought on “Tra Veneto e Friuli

  1. Quanti ricordi… sono stato sulle dolomiti bellunesi quando ero studente universitario. Proprio per studiare la tragedia del Vajont con il prof di Geologia, ovviamente anche il parco nazionale.

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