Il passo di Campogrosso

ITINERARIO: PASSO DI CAMPO GROSSO, OSSARIO DEL PASUBIO, EREMO DI SAN COLOMBANO

Le zone montuose che circondano la provincia di Vicenza sono una meta ideale per tutti coloro che amano le escursioni nella natura. Essendo una neofita della montagna quest’estate ho intrapreso, per non correre rischi, un percorso semplice e culturalmente interessante che si snoda lungo il Passo di Campogrosso. Questo valico alpino delle Piccole Dolomiti a 1.460 m s.l.m. mette in comunicazione la Valle dell’Agno (provincia di Vicenza) con la Vallarsa (provincia di Trento), dividendo nettamente il Gruppo del Carega dalla Catena del Sengio Alto. La strada è accessibile con mezzi a motore solamente dal versante vicentino, a partire da Recoaro Terme. Presso il passo, sorge il Rifugio Toni Giuriolo, il suo ampio parcheggio è il punto di partenza di numerosi itinerari sulle Piccole Dolomiti (http://caregaweb.it). Dal punto di vista storico il percorso rientra nella più ampia struttura dell'”Ecomuseo all’aperto della Grande Guerra nelle prealpi vicentine”. Fino al 1918 il passo segnava il confine fra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico, come ricordano ancora i cippi in pietra collocati nel corso del XVIII secolo. L’accesso ai veicoli dal versante vicentino è stato permesso con la costruzione della strada camionabile nel corso della prima guerra mondiale. In località La Guardia, ove oggi sorge il Rifugio Piccole Dolomiti (1163 m), furono anche collocati due pezzi d’artiglieria da 305 mm. La passeggiata si svolge in circa ore 1:30 – senza difficoltà – il dislivello è di 100 metri, costeggia il bosco e le malghe dove pascolano placidamente mucche e vitelli, noto che molti escursionisti si fermano in questi rifugi per pranzare o acquistare i formaggi locali. Numerose tabelle indicano le postazioni, gli osservatori, le gallerie, i bunker, le trincee, le stradine militari ed i luoghi protagonisti di sanguinose battaglie durante la prima guerra mondiale.

Camminando lungo le strade chiuse al traffico che collegano Campogrosso con il Pian delle Fugazze, giungo all’Ossario del Pasubio. Questa possente costruzione, alta 35 metri, è stata eretta in ricordo di tutti i caduti della Prima Guerra Mondiale. La struttura si compone di due parti: l’ossario ed il sacello. Il primo, ricavato nel basamento della torre, comprende una cripta centrale e due gallerie concentriche. Nella cripta sono raccolti i resti di 70 decorati al valore militare e vi è stata tumulata la salma del Generale Guglielmo Pecori Giraldi, che resse il Comando della I armata dal 9 maggio 1916 sino alla conclusione vittoriosa del novembre 1918.  Le gallerie laterali contengono i resti di 5.146 soldati italiani e 40 austriaci caduti durante la prima guerra mondiale nel Monte Pasubio. Le ossa dei caduti, in molte teche in cui sono custodite, sono a vista. Il sacello si trova sul lato opposto del monumento, verso sud, sulla sommità di un’ampia gradinata che conduce ad una terrazza con balaustra che circonda la torre. La piccola cappella è ornata con vetrate artistiche e affreschi. Nella zona antistante il monumento è presente anche un piccolo museo dedicato alla prima guerra mondiale ora integralmente ristrutturato e ingrandito il cui biglietto d’ingresso costa 2,50 euro. (www.ecomuseograndeguerra.it)

Dopo questa immersione nella storia della Prima Guerra Mondiale riprendo i miei passi dirigendomi nuovamente verso il parcheggio di Campogrosso. Salita in macchina decido di visitare l’eremo di San Colombano vicino Rovereto. Dopo venti minuti di prudente guida tra i tornanti della Vallarsa, appare l’eremo: una struttura rosea incastonata nella roccia, restaurata e visitabile. Situato nel comune di Trambileno è raggiungibile, una volta superato il ponticello sul torrente Leno, salendo i 102 scalini scavati nella montagna. Fu costruito nel 1319 e intitolato al santo irlandese Colombano, vissuto fra il 543 e il 615, che secondo la leggenda avrebbe ucciso un drago che abitava la caverna.  La storia racconta che alcune cavità naturali, a metà altezza della parete rocciosa, furono utilizzate a partire dal 753 da un eremita che probabilmente proveniva dal Monastero di Bobbio. Tra la fine del X secolo e gli inizi dell’XI venne costruita una piccola chiesa presso l’apertura della grotta. Questo eremo, chiamato anche “Grotta dell’eremita” venne utilizzato fino al 1782 e, quando fu abolita la pratica del romitaggio, venne curato dagli abitanti della valle. La Provincia autonoma di Trento nel 1996 ne ha effettuato il restauro, soprattutto negli interni, riportando il luogo al suo antico splendore. Si ammirano affreschi con la lotta tra S. Colombano e il drago e la raffigurazione del Paradiso. Una Madonna e Santi del XV secolo si trova sull’altare maggiore. Numerose le antiche incisioni con invocazioni che testimoniano i pellegrinaggi al santuario nei secoli e gli ex-voto. Ogni anno a Natale viene organizzata una suggestiva fiaccolata e si celebra la messa. Orario: APRILE – SETTEMBRE – Dalle 14.00 alle 18.00 (giorni festivi)

24 DICEMBRE- Dalle 20.00 alle 24.00 (Santa Messa alle 20.00)

2° domenica dopo Pasqua e giorno di S.Colombano- Dalle 9.00 alle 12.00 (Santa Messa alle 10.00)

Per visite si consiglia di contattare i seguenti numeri:  +39 (0464) 424615 /  +39 (0464) 433051.

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